L’Aria Pirciata e la fuga dai Nicosiani

L’aia era un grande spazio aperto esposto alla tramontana dove venivano “pisati i regna di framientu”.

Era una delle più grandi aie della città. Tutto lo spiazzo a causa della presenza delle pietre forate viene denominato “Pirciata”.

Intorno al XVII secolo la città di Capizzi era invasa da un’epidemia di peste che aveva causato morti e lutti.

La gente animata dalla sua viva fede, si rivolse come sempre al suo Santo invocandone un aiuto imminente. San Giacomo, dopo tante e lunghe preghiere, apparve in tutto il suo fulgore (altro non poteva essere il figlio del tuono!) sul suo destriero bianco e sollevando in aria una spada fiammeggiante.

Con il suo intervento l’epidemia di peste ed ogni tipo di male scomparvero, facendo così ritornare la vita a Capizzi.

Si sostiene che l’evento sia accaduto realmente perchè il cavallo nella sua impetuosa corsa, avrebbe impresso su delle pietre poste nel luogo dell’impatto, i segni degli zoccoli.

Secondo un’altra storia, la sosta in questa località particolare è divenuta ancora più importante per la durata dell’avvenimento che vi ha avuto luogo. Sempre secondo la tradizione, il simulacro del santo sarebbe stato trafugato dai capitini da una chiesa del piccolo villaggio della contrada San Giacomo in territorio di Nicosia.

I nicosiani colti alla sprovvista dai capitini li inseguirono a colpi di “Biffiri”(grossi fichi).

Ma a quanto pare, il Santo era favorevole a lasciarsi portare a Capizzi; infatti questi tratteneva addosso i “Biffiri” maturi e faceva rimbalzare quelli più acerbi contro gli inseguitori nicosiani.

In questo luogo (l’aria pirciata) che guarda la valle sottostante fino alle falde del territorio nicosiano, i ladri in fugo e il Santo si sarebbero fermati a guardare i contadini derubati, e avrebbero, riposato ricevendo i primi conforti e aiuti dai capitini venuti loro incontro.

In effetti,qui, durante la processione, avviene il rito di propiziazione per le campagne e i portatori si riposano assaggiando qualche mastazzola (biscotti impastati con vino cotto), prima di affrontare la faticosa risalita di Via Libertà o San Leonardo nel quartiere Casalini

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